Antonio Filippo

Coordinatore delle manutenzioni ASST Santi Paolo e Carlo

 

“Un’esperienza molto positiva a livello tecnico, seppur dolorosa a livello umano”

“Il Covid è stata una “bella” esperienza a livello tecnico ed impiantistico, per noi che lavoriamo nella manutenzione di un’azienda ospedaliera: abbiamo affrontato un’emergenza che non si era mai vista e abbiamo capito fino a che punto i nostri impianti (sia elettrici, che dei gas medicinali) possono garantire una continuità di servizio, li abbiamo spinti al massimo! Abbiamo passato delle giornate tremende, siamo passati a lavorare dalle consuete otto ore fino a dodici, sabato e domenica compresi; tutti i ragazzi dell’officina hanno dato un supporto importante. Dal 3 marzo abbiamo cominciato ad avere i primi problemi sugli impianti, soprattutto quello dell’ossigeno: noi avevamo questo serbatoio di diecimila litri liquidi con un vaporizzatore più piccolo, che nel consumo giornaliero era abbastanza sovradimensionato, ma il 6 marzo, durante il Covid, hanno cominciato a suonare tutti gli allarmi, perché i reparti erano pieni. Abbiamo chiamato la ditta fornitrice, la Air Liquid, e in poche ore abbiamo aggiunto un altro serbatoio criogenico di tredicimila litri liquidi, abbiamo dovuto cambiare i vaporizzatori, che trasformano l’ossigeno da liquido a gassoso, e siamo passati da consumi di ottomila-novemila litri a settimana fino a consumi di ottomila litri nelle ventiquattr’ore.” 

“Io ero il punto di riferimento per i sanitari, a livello tecnico. All’inizio gli altri operatori dell’officina avevano paura di entrare nelle degenze con la scritta “Covid”, ma io ero in prima linea, entravo nelle stanze e in questo modo davo coraggio ai miei collaboratori, che mi venivano dietro. Un’esperienza bella che ho vissuto è stata quando una dottoressa, assunta da poco, un pomeriggio era in difficoltà: si trovava al piano rialzato del blocco A, dove c’era tutto il reparto Covid, e non riusciva a inserire l’erogatore dell’aria per poter attaccare il casco di un paziente. È stata la prima esperienza per me, mi sono dovuto vestire come la dottoressa e sono entrato con lei, che era preoccupata. Quando ho risolto la problematica e siamo usciti, ho visto i suoi occhi che si riempivano di lacrime e mi sono emozionato come se fosse mia figlia, è una cosa che ho sentito anche io a livello emotivo e me la ricorderò sempre!”

“In quei giorni tutto l’Ufficio tecnico era il punto di riferimento dei sanitari, per gestire varie problematiche: l’ascensore che si fermava, i flussimetri e i raccordi che non bastavano, le ditte fornitrici che non consegnavano niente… mi sono dovuto prendere delle responsabilità a livello impiantistico, apportando cambiamenti che nella normalità non si dovrebbero fare, ma in quel periodo abbiamo fatto di tutto, modificato flussimetri… la priorità era che arrivassero ossigeno ed aria!”

“A livello personale, ho pensato di isolarmi dalla famiglia, perché ero sempre in prima linea ed è cominciata la paura per mia moglie, mia figlia, eccetera. Quando arrivavo a casa, comunque, loro avevano già cenato, quindi spesso cenavo da solo.”

 “Nella ristrutturazione del nuovo reparto, abbiamo potenziato l’impianto dell’ossigeno e dell’aria, mettendo i doppi riduttori. Inoltre, sono stati rifatti tutto l’impianto dei gas medicinali e quello dell’ossigeno e dell’aria. Abbiamo portato anche l’aria medicale nel nuovo impianto, condizionato e climatizzato il reparto. Se diventerà un reparto Covid, dovrà essere isolato: abbiamo inserito questa porta con un citofono, che suona sul cordless degli infermieri, in modo che dovunque si trovino possano rispondere.”

“Prima, in queste stanze di degenza, per due posti letto c’era una sola presa dell’ossigeno e non avevano l’aria medicale; con questa ristrutturazione l’impiantistica è stata posizionata in mezzo ai due letti, più funzionale per il sanitario; per ogni paziente ha i tre gas: il vuoto, l’ossigeno e l’aria medicale. È tutto monitorato e ci sono otto prese elettriche per paziente, la luce notturna e la luce di cortesia con la “chiamata infermieri”, che va direttamente sul cordless. Questi cambiamenti sono stati attuati per aumentare l’efficacia degli interventi e ridurre i tempi. Il reparto è attrezzato per trentaquattro posti letti, questi monitorati vanno nella regia in guardiola. Da qui, l’infermiere vede i malati e può controllare tutti i parametri, fare lo zoom sul viso del paziente, dialogare con il malato, ma non resettare le chiamate, perché l’intento è che l’infermiere vada fisicamente a vedere il paziente. I dieci posti di Pneumologia sono ripresi dalla regia. C’è una telecamera ogni due pazienti e il monitoraggio attaccato al paziente è sempre visibile dagli schermi. Un’altra cosa che abbiamo ideato noi è stata di tagliare tutte le porte e inserire il plexiglass con del nastro americano grigio; in questo modo l’infermiere o il medico hanno potuto osservare il paziente senza entrare nella stanza. Questo lavoro è stato fatto in emergenza dai ragazzi dell’officina: portavano via la porta, la tagliavano e inserivano il plexiglass. Un’altra modifica è stata fatta sotto ai lavandini per renderli adatti ai pazienti dializzati. In tutti questi lavori i ragazzi dell’officina mi hanno aiutato: le prime volte c’è stata paura, indecisione nell’entrare nelle stanze Covid, ma già dalla seconda volta è diventata routine e loro erano rincuorati dalla mia presenza.”

“Una frase positiva? Che Dio ce la mandi buona! Spero di non dover fare più questa esperienza tecnicamente “positiva”, spero che stiano tutti bene!”

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