Giuseppe Mollo, Paolo Pelliccia

Posizione organizzativa dei servizi economato-alberghieri – Direttore facente funzione della struttura complessa Provveditorato

 

“Abbiamo voluto essere in prima linea come i medici e i tecnici, ci sembrava doveroso”

GM: “Sono Giuseppe Mollo, sono la Posizione organizzativa dei servizi economato-alberghieri, mi occupo principalmente della logistica per entrambi gli ospedali, San Paolo e San Carlo, della parte economale e dei dispositivi medici.”

PP: “Sono Paolo Pelliccia, sono il Direttore facente funzione della struttura complessa Provveditorato e coordino tutta l’attività di acquisto di beni e servizi per l’intera azienda, facciamo da collettore a tutte le necessità della Farmacia, dell’Ingegneria clinica, della parte economale.”

GM: “Io personalmente ho conosciuto la situazione “Covid” a seguito di una riunione di un sabato, convocata urgentemente. I primi tempi sono serviti a riorganizzare la situazione per non far mancare i dispositivi medici: rivedere le scorte, rigirare le necessità all’Ufficio Provveditorato in modo da garantire le forniture… Noi eravamo sempre in attesa di ricevere il materiale, che veniva consegnato a spiccioli dalla Regione Lombardia, quindi eravamo sempre pensierosi e preoccupati di capire quanta roba ci veniva consegnata e tante volte ci siamo trovati in difficoltà. Questa è la parte più brutta di ciò che abbiamo vissuto…”

PP: “Sì, anche a me la parola “Covid” ricorda quelle due riunioni, una a fine gennaio/inizio febbraio con la Direzione sanitaria, tutti i primari e i dirigenti amministrativi e poi quella riunione di sabato, convocata il venerdì sera dopo i fatti di Codogno. Quando ho visto al TG che chiudevano Codogno, la prima cosa che mi è venuta da fare, pensando ai dispositivi, è stata di indire subito un avviso, sulla piattaforma regionale, aperto a qualsiasi operatore economico che potesse avere quelle categorie. Poi si è creato un team unico, chi ci ha dato una grande mano è stata la Dottoressa Razzini. Noi cercavamo ovunque, in maniera folle e disperata, i dispositivi, però c’era sempre il passaggio con il Servizio Protezione per capire se andassero bene o meno. Le consegne di Regione inizialmente non erano regolari, ricordo che un giorno abbiamo chiamato qualsiasi società per trovare delle mascherine che ci permettessero di superare il week-end. Ne abbiamo trovata una a Genova che aveva a disposizione queste mascherine, abbiamo contattato la Direzione, gli autisti… ecco, un altro encomio va agli autisti, perché si sono prestati in una maniera assoluta. Sono partiti per Genova e alle dieci di sera sono tornati…”

GM: “… con l’oro, con l’oro…”

GM: “La vita lavorativa?… stressante! Non sono aumentati i giorni di lavoro, ma le ore di lavoro… il cervello ha riposato poco, proprio perché pensare a tutte le scappatoie, a come sopperire alla mancanza di dispositivi è stato veramente pesante.  Per fortuna il Direttore Generale, quando veniva a conoscenza che da Regione non arrivava niente, si attaccava al telefono e vedeva come far portare le cose…”

PP: “Sì, confermo: non esistevano orari, da lunedì alla domenica si lavorava, in costante contatto con la Direzione… non sei in corsia, non sei lì a intubare le persone, però se il medico non ha la mascherina o non ha la lama per tagliare la gola per intubare il paziente, non lo fa…”

PP: “I momenti peggiori erano quelli che creavano ansia, il migliore per me è stata la relazione del Professor Colosio, Direttore della Medicina del Lavoro della ASST, in cui ha fatto un rilievo del numero dei casi fra i dipendenti e ha constatato dei numeri di diffusione veramente bassi, motivando ciò con la continua e costante presenza dei dispositivi: questo ci ha gratificato.”

GM: “Io lavoro da quarant’anni, questo è un lavoro che mi diverte, mi piace e soprattutto sono soddisfatto quando vedo che un gruppo mi segue… Io rido sempre, scherzo sempre, perché se uno si deprime è finita. I miei collaboratori mi dicono: “Ma tu conosci tutto”… perché io sono curioso, io quando c’è un prodotto devo vedere come funziona…”

PP: “Sì, sottoscrivo: avere la fiducia dei tuoi collaboratori è fondamentale: quando le persone a fianco a te vedono che tu conosci il lavoro non perché sei stato messo lì, ma perché hai iniziato anche tu facendo gli ordini, le procedure minori, la gavetta… capiscono che non stai parlando di qualcos’altro. Quando ho iniziato, se dovevo comprare uno stent andavo a leggermi la scheda tecnica, per capire cosa fosse uno stent, come era fatto, perché uno era diverso dall’altro… Anche se non sono un clinico, devo sapere di cosa sto parlando.”

PP: “C’è sempre una contrapposizione tra il Provveditore e il resto del mondo, ma in quel periodo, soprattutto con la Direzione, c’è stata un’unione, eravamo tutti sullo stesso livello. Da professori universitari importanti non te lo aspettavi, è stata una cosa veramente positiva; il Direttore Generale l’ho “scoperto” in questi mesi, una persona così oggettivamente è stata proprio una rivelazione! Anche con la Farmacia c’è stata molta collaborazione!”

PP: “Io e Giuseppe siamo sempre venuti in ospedale, non ci siamo vissuti l’esperienza di lockdown: avremmo anche potuto lavorare da casa con un pc e un telefono, ma ci pareva giusto dover essere in prima linea per fare la nostra parte.”

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