Guido Tassinario

Cardiologo

 

“Bisogna pensare agli altri… la cosa fondamentale è questa!”

“Sono il Dottor Tassinario dell’Ospedale San Carlo, sono un cardiologo. Il Covid è stata una bella battaglia. Purtroppo si sta ripresentando, non in maniera grave come è stato nei mesi di marzo e aprile, però i numeri adesso ci dicono che dobbiamo stare ancora attenti, perché la curva dei contagi è in crescita e l’unico modo che abbiamo per cercare di rallentarla, in assenza di vaccini e di altre terapie, è stare attenti ed evitare i contatti.”

“Durante la prima ondata, la giornata lavorativa è stata, direi, stravolta. Abbiamo iniziato il 24 febbraio, io ero di guardia di notte e non avevamo più l’Unità coronarica, che era stata chiusa per fare spazio ai pazienti intubati Covid per la rianimazione, e noi conservavamo un solo posto per le urgenze e siamo andati avanti così per circa una settimana. Poi le necessità sono cambiate, hanno riorganizzato tutto il Sistema Sanitario a livello regionale e noi siamo diventati Hub insieme al Monzino e al San Raffaele per le urgenze cardiologiche: anche quella è stata una fantastica sfida. Ci siamo allargati, abbiamo migrato come postazione al settimo piano, raddoppiato i posti di Terapia intensiva, da sei a dodici e il flusso dei pazienti con urgenza era oggettivamente importante, però è stata una bella battaglia e ovviamente tutto all’interno dell’ospedale era cambiato. Noi gestivamo i nostri pazienti, ma sapevamo di dover gestire anche gli altri pazienti che erano “Covid”, quindi c’era la necessità di consulenze, di accesso all’interno dei reparti per quanto riguarda il servizio di Ecocardiografia, poi c’era l’obbligo della vestizione e di stare lontano tra di noi colleghi. Facevamo le riunioni in un corridoio ampio, in modo da poter mantenere le distanze. Almeno la prima parte è stata fatta, adesso ci sarà la seconda, che bisognerà capire come affrontare e come gestire.”

“Il momento peggiore è stato questo: ricordo una notte in cui avevamo avuto tre urgenze in contemporanea e avevamo un personale infermieristico che non era solo ed esclusivamente di urgenza, perché i nostri infermieri erano stati prestati per la Rianimazione, quindi avevamo personale che arrivava da altri reparti e non era addestrato come l’infermiere di unità, e gestire tre persone in arresto, tutte e tre in estrema difficoltà, è stato oggettivamente difficile! L’idea, poi, di dover vestirsi per entrare nei reparti costantemente, più volte durante ogni turno, quindi vestirsi, spogliarsi, rivestirsi, spogliarsi era abbastanza estenuante. Il momento più bello: quando finiva il turno e si tornava a casa, si poteva togliere la mascherina, respirare… che era la cosa migliore, anche perché era l’unico momento della giornata in cui potevamo stare senza. Fuori non si poteva stare, in giro non si poteva andare, l’unico momento in cui si poteva stare liberi e non indossare la mascherina era solo a casa!”

“Questo è il decimo anno che lavoro qui, ho iniziato a febbraio 2011. Non ho mai pensato di mollare, no… sicuramente ci sono dei momenti in cui verrebbe voglia di fare altro, quello senza dubbio… Penso che in ogni lavoro ci siano degli alti e bassi… ci sono momenti in cui sei al settimo cielo e altri in cui c’è un po’ di sconforto. Come tutte le giornate, vanno affrontate al meglio. Il Covid è una sfida che ha visto noi cardiologi molto impegnati, però no, direi che non cambierei mestiere, assolutamente non farei altro.”

“Per il futuro… dipenderà molto da come andrà questo inverno. La sfida più importante secondo me sarà adesso… a febbraio ci siamo trovati in un’emergenza e abbiamo tutti quanti dovuto affrontarla al meglio, improvvisando soprattutto di fronte ad una situazione che nessuno conosceva e di cui non era prevedibile l’andamento, non avevamo terapie… Abbiamo scoperto sul campo qualche terapia palliativa, tutti quanti si aspettano una terapia efficace, un vaccino… bisogna capire quando si farà e quando verrà commercializzato, probabilmente quello cambierà l’andamento. Dobbiamo imparare a conviverci, il virus c’è e gira come qualunque altro virus, non è particolarmente mortale, è sicuramente contagioso. La nostra capacità sarà quella di ridurne il diffondersi, cercando di contenerlo e per fare questo bisogna avere degli spazi e dei luoghi adeguati per poter isolare i pazienti. Il problema principale non sono i pazienti che arrivano in codice giallo o rosso, c’è spazio per loro, le strutture sono attrezzate. Quello che servirà sarà la gestione dei pazienti “verdi”, i famosi pazienti asintomatici che sono a casa e non sanno di esserlo, o i paucisintomatici che non necessitano di un ospedale e possono stare a casa, ma che devono essere isolati. Non sempre il proprio domicilio è l’ambiente migliore per essere isolati. Senza considerare che ci sono quelli che accedono all’ospedale per altri motivi e scoprono di essere positivi al Covid, per cui anche per loro c’è bisogno di essere ricoverati e in ambienti idonei, quella sicuramente sarà la nostra sfida: saperli gestire al meglio.”

“Una frase positiva? “Andrà tutto bene” l’hanno già detto e… diciamo che è andata bene, ma non benissimo! Toccherà rifarsi… “Non mollare” credo che sia secondo me il motto, soprattutto per i giovani, che si sentono immuni rispetto a questa battaglia, bisogna pensare agli altri… la cosa fondamentale non è per se stessi, ma per gli altri, soprattutto per gli altri…” 

“… egoisticamente io potrei dire che a quarant’anni potrei non avere problemi, però in realtà bisognerebbe spiegare come mai c’è qualcuno che in Terapia intensiva ci è finito anche più giovane… Il problema è che i bambini a casa, spesso capita che siano in compagnia dei nonni, che sono la categoria più a rischio, quella un po’ più fragile, d’altronde il Covid è anche questo: la gestione familiare… quella è sicuramente cambiata tantissimo. Quest’inverno facevamo dodici o tredici notti al mese io e mia moglie per cercare di stare a casa, in pieno lockdown non poteva salire nessuno e dovevamo gestire i bambini, che erano a casa, e qualcuno doveva esserci al mattino e lì è stato un impegno importante: eravamo soli, senza l’aiuto di nessuno.”

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