Morena Astori

Coordinatrice della Rianimazione Ospedale San Paolo

 

“Davanti a una sconfitta c’è anche una vittoria, tiriamo fuori le cose positive dalla vittoria!”

“Buongiorno a tutti, mi chiamo Morena Astori, sono la coordinatrice della Rianimazione del presidio San Paolo. Coordino questa unità dal lontano 1997 e in tutti questi anni ho visto cambiare personale infermieristico e di supporto medico e vissuto anche purtroppo delle situazioni, come è successo l’anno scorso, di pandemia.”

“Nella mia lunga esperienza, di problematiche e situazioni spinose ne abbiamo viste, le abbiamo superate; da febbraio 2020, penso sia quella in assoluto più sconvolgente dal punto di vista lavorativo e personale. Lavorativo perché dall’oggi al domani ci siamo visti catapultati in una realtà sconosciuta in cui abbiamo dovuto, tra virgolette, inventarci l’inventabile, quello che non avevamo in nostro possesso, e si sono trasformati in aree di Terapia intensiva spazi che normalmente non lo erano, come le sale operatorie o la Sala Rossa del Pronto soccorso. Dal punto di vista personale, mi sono trovata a dover coordinare un’innumerevole quantità di persone addestrate sul campo per necessità e i turni erano massacranti: duravano dodici ore e i riposi erano cadenzati ogni sette o otto giorni. Sono stati momenti duri per tutti, da un lato di fatica fisica e psicologica, dall’altro momenti di grossa coalizione, perché tutto il gruppo è stato molto coeso e solidale: avevamo un obiettivo comune, che era quello di uscire da questa situazione ed aiutare anche le persone; è stato un obiettivo molto sentito e devo essere sincera: è stato un periodo “bello” dal punto di vista emotivo e di vicinanza alle persone.”

“Da un punto di vista personale c’era sempre l’angoscia per chi era a casa, i familiari; come tutti, anche noi abbiamo famiglia, genitori anziani, fratelli e sorelle, mogli, mariti, figli… e la nostra preoccupazione quando si andava a casa era per loro, perchè quando eri qui eri completamente assorbita, avevi la sensazione che il tempo passasse senza che te ne accorgessi. È stata un’esperienza molto importante e incisiva, sotto tutti i punti di vista; l’abbiamo rivissuta qualche mese fa, più preparati ma non meno coinvolti. L’anno scorso, impreparati, ci siamo inventati lungo la strada e, sinceramente, con ottimi risultati; sono soddisfatta del mio gruppo, della grossa sintonia creata e del gran lavoro fatto tra le varie figure professionali, dall’operatore a supporto, al medico, all’infermiere, al fisioterapista: tutti. Quest’anno eravamo più preparati, ma l’impatto è stato comunque molto pesante. Sapevamo a cosa andavamo incontro e quindi dal punto di vista emotivo l’ho vissuto più quest’anno. L’anno scorso c’era il non sapere, quest’anno c’erano la consapevolezza, la stanchezza accumulata e lo stress psicologico. La stanchezza, dal mio punto di vista, di non vedere la fine… Adesso speriamo che coi vaccini, incrociamo le dita… con tutti i limiti di chi non si è vaccinato, qualcuno per scelta, però speriamo di essere tutti più tutelati, sia noi operatori che la popolazione esterna, anche dal punto di vista psicologico. L’impatto sui parenti dei degenti è stato drammatico. Per natura sono sempre molto forte, ma mi è capitato coi parenti dei degenti di piangere. L’impatto era durissimo: non potevano accedere, perché erano spesso in isolamento e l’angoscia delle persone e tutto il discorso del fine vita da affrontare e far accettare al parente è un discorso brutto. È difficile, io stando dentro l’ho superata meglio, vivendola di riflesso.  Il peso è il non poter salutare i cari, prepararci a quando non ci saranno più, accettarlo, elaborare il lutto.”

“La giornata lavorativa durante la pandemia sapevo quando iniziava ma non quando finiva, sabati, domeniche e festività compresi. Tutti i giorni uguali, ma eri così in questo ingranaggio che non ti accorgevi. Ricordo una volta, forse era già metà aprile: sono riuscita ad andare a fare la spesa, dopo un mese e mezzo uscendo ad un orario umano, e il giorno dopo raccontavo che mi sembrava di essere andata in vacanza, di aver fatto un part-time, una gita fuori porta a girare per gli scaffali! Di volta in volta abbiamo sempre aumentato le postazioni di degenza, siamo partiti con una capienza di otto posti letto accreditati e siamo arrivati a undici. Avevamo nove postazioni in sala operatoria e avevamo dislocato personale ovunque. È stato un grosso lavoro di aiuto e collaborazione, fatto con la coordinatrice della sala operatoria; in quel periodo c’era Piera Lazzari che si occupava dei Covid; ci interscambiavamo per dare riposo il sabato o domenica, è stato veramente un periodo faticosissimo, ma dal punto di vista dei rapporti umani molto intenso, nel quale si sono create collaborazioni molto valide.”

“I momenti migliori sono stati sicuramente quando abbiamo iniziato a vedere che il numero di accessi diminuiva, verso aprile. Questa seconda ondata è stata pesante, perché ci sono stati numeri più bassi, però sono stati comunque tanti! Il peggiore era quando notavi che la situazione peggiorava di giorno in giorno e tu non avevi le conoscenze (parlo della prima ondata) per capire quello che poteva succedere, perché tutti brancolavamo nel buio. Cercavamo di stare coi nervi saldi e i piedi per terra e dire: “Ok, si va avanti, si lotta e si continua”. Bisogna vedere sempre il lato positivo, io per carattere vedo sempre il lato positivo, davanti a una sconfitta c’è anche una vittoria, quindi tiriamo fuori le cose positive dalla vittoria!”

“Voglia di mollare? No, dai, no! Nonostante tutti i momenti difficili: credo ancora nel mio lavoro. Nonostante la stanchezza, la fatica… è dall’anno scorso che non vado in ferie! Sono stanca, non stacco da molto, ma: no, io credo ancora in ciò che faccio.”

“Per il futuro mi aspetto che le persone siano più responsabili, verso se stesse e verso il prossimo, perché la mascherina, pur fastidiosa, tutela noi stessi e gli altri: non sai chi hai davanti e bisogna tutelarsi, essere più responsabili per il bene di tutti”.

“Ho dette tante frasi positive, io cerco di trarre il meglio da qualsiasi situazione, anche la più nera… penso che anche la situazione più catastrofica ti dia un valore aggiunto sempre e ti aiuti a trovare una dimensione unica, anche se drammatica, e una crescita personale. E quindi anche solo un valore aggiunto o la crescita personale per me è una cosa positiva.”

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